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No ai brevetti software
Il Parlamento Europeo, quasi all'unanimità, ha votato contro la direttiva che sotterraneamente avrebbe introdotto a larghe maglie la possibilità di brevettare il software in quanto tale. Dopo che l'originaria proposta della Commissione aveva ricevuto sostanziali modifiche che la rendevano più accettabile (emendamenti Rocard, dall'ex ministro francese che li aveva proposti), il Consiglio aveva ripristinato l'originaria versione con un blitz degno di miglior causa.
Successivamente in Commissione erano stati reintrodotti flebili emendamenti, tutti insufficienti a restarare una decente situazione di equilibrio. La svolta in questi ultimi due giorni, grazie a un'efficace battaglia d'opinione che ha sconvolto i piani delle lobby a favore della brevettabilità. Questa battaglia ha avuto contributi da privati, associazioni, piccole e medie industrie, ma anche da alcune grandi industrie del software.
Carlo Piana è stato una tra le voci che si è levata anche in Italia contro la possibilità di brevettare il software, e ricordiamo gli articoli in proposito su Interlex e Linuxmagazine nonché il dibattito su Punto Informatico originato da un suo intervento. Non possiamo dunque che salutare con entusiasmo l'evoluzione normativa (o meglio, la mancanza di essa).





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