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Linux e i brevetti geneticamente modificati
Carlo Piana interviene nel dibattito sulla brevettabilità del software con un articolo su Linux Magazine. Analizza il perché i brevetti possono essere dannosi e perché i brevetti software lo sono ancora di più, con particolare attenzione al mondo del software libero.
Il testo è copyright della rivista e viene fornito unicamente a titolo informativo nella sua forma originale.
Carlo Piana
Linux e i brevetti “geneticamente modificati�
L'approvazione della direttiva sui brevetti deve far riconsiderare la globalità del sistema dei diritti di privativa intellettuale
Cronistoria in due parole
L'European Patent Office (ufficio europeo dei brevetti) ha qualche anno addietro cambiato la propria politica sui brevetti iniziando a registrare anche invenzioni nel campo del software. Da allora centinaia di brevetti software sono stati registrati anche in Europa, seguendo l'esempio degli Stati Uniti, dove persino i metodi di affari sono registrabili. La Commissione Europea ha aggiunto il carico da undici, proponendo una direttiva sui brevetti che, più o meno larvatamente, estende di fatto la possibilità di brevettare invenzioni software anche a quelle che non hanno una ricaduta su processi o beni fisici, dunque difettano del requisito dell'industrialità .
Il Parlamento Europeo, in uno straordinario atto di unità e democrazia, ha preso una posizione decisamente contraria, introducendo una serie di emendamenti che tendono ad assicurare l'industrialità dei brevetti software. Tuttavia il Consiglio dei Ministri europei ha semplicemente ignorato le modifiche del Parlamento tentando più volte di far passare la proposta originale della Commissione, con espedienti grotteschi, quale quello di farla approvare dal supercompetente consiglio “agricoltura e pesca� senza discussione, qualificandola come proposta sulla quale c'era identità di vedute. Più volte vari ministri hanno opposto la loro fiera opposizione, anche su indicazione dei rispettivi parlamenti nazionali, ma con un colpo di mano che lede la dignità delle istituzioni europee la presidenza lussemburghese è riuscita a far passare la direttiva senza discussione. Ora il Parlamento potrebbe presentare una mozione per modificare la direttiva, ma occorre una maggioranza così ampia che le lobby a favore della presente versione avranno probabilmente gioco facile a contrastarla.
Cos'è un brevetto
Un brevetto per invenzione è due cose in una: un documento che descrive un'invenzione originale in modo accurato e sufficiente a chiunque esperto del ramo per riprodurla e una serie di protezioni che vengono accordate all'inventore, che assume il diritto esclusivo di sfruttare tale invenzione.
In altre parole un brevetto è un monopolio legale concesso all'inventore in cambio della condivisione con la comunità di un'invenzione che apporta un progresso tecnico. Per essere valido, un brevetto deve avere alcuni requisiti:
- Novità /originalità : ovvero rappresentare un avanzamento tecnologico che non era già evidente a un esperto del ramo allo stato della tecnica (tutto ciò che è noto o comunque realizzato nel settore);
- Industrialità : deve essere qualcosa suscettibile di apportare vantaggi nella realizzazione di beni materiali nuovi (invenzione di prodotto) o di processi produttivi (invenzione di processo).
- Sufficiente descrizione: è quanto abbiamo detto in esordio circa la riproducibilità da parte di un esperto del ramo.
Il brevetto deve essere sfruttato in maniera sufficiente in un arco temporale ristretto, in difetto l'inventore deve acconsentire a dare licenza a chiunque si faccia avanti per sfruttare il brevetto. Stessa cosa deve fare rispetto alle invenzioni di miglioramento, quelle invenzioni che sfruttando un'idea brevettata apportino un un considerevole miglioramento nello stato della tecnica, o applichino l'invenzione a campi non pensati e impensabili. Dopo vent'anni cessa il monopolio e l'invenzione cade nel pubblico dominio.
In conclusione si tratta di una limitazione della libertà dei membri della comunità in cambio di un vantaggio della collettività . Un diritto “artificiale� piuttosto recente (appartiene alla rivoluzione industriale), non certo un diritto “naturale� come la proprietà dei beni fisici o il diritto alla salute e alla libertà . Un male necessario (un monopolio) in cambio di un bene (l'innovazione).
Cos'è un brevetto software
Un'idea di per sé non è brevettabile. Non è brevettabile ciò che non abbia un substrato materiale, come un algoritmo, una formula matematica, un concetto (art. 52 della Convenzione Europea sui brevetti). Ciò perché il brevetto serve alla produzione industriale. Per la tutela delle idee originali non industriali, nella loro espressione letterale, esiste il diritto d'autore
Il software, per sua natura, non è un prodotto corporale, non è un processo, ma è molto più simile a una somma di algoritmi, istruzioni combinate per dare un risultato di un certo tipo. Benché non sia nemmeno un'opera letteraria, è sembrato storicamente più confacente accordare una protezione simile al diritto d'autore, piuttosto che una di tipo brevettuale. Abbiamo visto però che alcuni tendono a ricercare comunque una protezione brevettuale, in quanto questa è ben più ampia, proteggendo il nucleo dell'idea inventiva, non la sua concreta attuazione. Per cui se due autori giungono a un risultato simile, ma uno non copia dall'altro, non vi è conflitto. Ma se due inventori giungono a risultati simili, anche in assoluta autonomia, “vince� chi arriva per primo a brevettare.
Tuttavia l'elaborazione dei dati attraverso opportune istruzioni dà come risultato dati e istruzioni, dunque niente di “industriale�. Un processo può essere effettuato “cablando� i singoli passi in un programma, ma sarà il processo, non il programma, ad essere brevettabile. Ad esempio, se sviluppo un programma brevettato che alterna la temperatura e la pressione in un ambiente per trattare i rifiuti e renderli innocui, chiunque facesse a mano la stessa cosa con gli stessi tempi e le stesse caratteristiche violerebbe l'ambito di protezione. Chi invece usasse lo stesso programma, ma alterandone significativamente l'ordine di esecuzione, le temperature e i processi fisici così indotti, magari ottenendo un prodotto volutamente corrosivo, ma usando lo stesso codice sorgente, modificandone le istruzioni in ingresso, non ricadrebbe nella protezione del brevetto, perché il processo realizzato è radicalmente diverso.
Invece chi vuole la protezione del brevetto in sé vuole proteggere proprio il modo di impartire e combinare istruzioni a un computer. Dati in entrata, dati in uscita. Informazioni.
Perché i brevetti possono essere dannosi
Come tutti i diritti, anche la privativa brevettuale è soggetta ad abusi. La libertà imprenditoriale è un bene, l'abuso di posizione dominante è un male. La libertà contrattuale è un bene, le clausole vessatorie sono un male. La proprietà privata è un bene, l'uso di un proprio bene contro un nostro simile è un male. Così i brevetti sono un bene se servono a far progredire la tecnologia e la loro privativa non è eccessiva. L'uso dei brevetti come arma di ricatto per contrastare le altrui invenzioni o realizzazioni industriali è invece un male.
Purtroppo il numero di brevetti registrati e in vigore è talmente alto che è difficile per chiunque inventare qualcosa senza che qualcuno vanti di avere una minima parte in quell'invenzione. Le grandi aziende hanno trovato il rimedio, e per lo più non si fanno battaglia reciproca, perché bene o male accordano reciproci scambi di licenze, così che ciascuno può confidare che i propri brevetti non verranno contestati dall'altro. Ma così facendo creano un sistema da cui sono esenti proprio le realtà più dinamiche e innovative che non hanno un portafoglio brevetti sufficientemente ampio da porlo sul piatto della bilancia. In più, oggi esistono delle vere e proprie "litigation company" il cui unico compito è quello di sfruttare i propri diritti di privativa ai fini legali, non ai fini produttivi. Il caso SCO (di cui anch'io ho parlato circa un anno fa su queste pagine), dovrebbe essere illuminante. Il che è la negazione stessa del principio per cui la tutela brevettuale è accordata.
Perché i brevetti software sono dannosi per GNU/Linux e il software libero
Se un autore scrive del codice senza copiarlo, poche sono le possibilità di violare il copyright altrui, perché per avere contraffazione occorre che vi siano porzioni copiate non irrilevanti (e il copyright tutela solo la parte arbitraria dell'opera). Nel caso dei brevetti, invece, la protezione è dell'idea in sé, non della sua implementazione e le varianti arbitrarie sono ugualmente coperte. Dunque due programmatori potrebbero "inventare" un nuovo modo di effettuare un'operazione indipendentemente l'uno dall'altro, e il secondo essere contraffattore del primo che registri un brevetto. L'atomizzazione delle invenzioni è altissima in ogni campo, per cui qualsiasi cosa si fa potrebbe ricadere in un ambito brevettuale, e con l'apertura ai brevetti software, l'effetto potrebbe essere drammatico.
Molti dei brevetti sono nulli, perché difettano dei requisiti. Anche un brevetto nullo, però, ha il suo fascino. La brevettazione dà una presunzione di validità , per cui è chi contesta la nullità del brevetto che deve dimostrare il proprio assunto in giudizio. Intanto però il sistema delle protezioni dei brevetti consente di agire in via cautelare con pesanti provvedimenti, anche in sede penale. Se si pensa solo all'onere di munirsi di una difesa tecnica, non sempre (anzi, quasi mai) adeguatamente rimborsato in caso di vittoria, già questo è un deterrente per chiunque all'innovazione. Si veda la vicenda del filesystem FAT, per cui l'inventore a tutt'oggi chiede una licenza, nonostante che a seguito di ricorso della Public Patent Foundation l'US Patent Office abbia rigettato il brevetto. Tutti coloro che producono memorie “flash� sono in realtà incentivati a pagare la licenza, dovesse mai essere accolto il reclamo dell'inventore (che è poi Microsoft, come molti sanno).
Il software libero riduce le barriere all'accesso all'innovazione, consentendo l'ingresso anche a battitori liberi. Gente come Alessandro Rubini, che scrive su queste pagine, non potrebbe mai nemmeno avvicinarsi a ciò su cui lavora senza far parte di una società nel Fortune 500. E invece, pur lavorando in realtà molto piccole riesce a dare un contributo molto valido. Nessun dubbio che il suo lavoro sia originale. Se però domani qualcuno rinvenisse che le righe da 14589 a 14647 del programma X confliggono con il brevetto Y, già sarebbe un problema capire se effettivamente ciò sia vero. Ma anche se non fosse vero, probabilmente in Italia ci sarebbero quattro o cinque persone in grado di capirlo, e una di queste sarebbe appunto il “contraffattore�. Nel frattempo però egli rischierebbe che tutto il suo lavoro e i suoi strumenti vengano sequestrati, il suo conto corrente sottoposto a sequestro preventivo per garantire il risarcimento dei danni, il progetto su cui lavora bloccato. Ci si chiede come farebbe il nostro a resistere in giudizio in questa situazione.
Anche solo la minaccia che ci siano controversie brevettuali, inoltre, può causare gravi danni nella diffusione di un programma piuttosto che in un altro. Una delle recenti battaglie contro GNU/Linux, dice grosso modo “noi abbiamo un portafoglio brevettuale che ci pone al riparo dalle numerose pretese che altri possono avere, queste società dell'open source invece vengono dal nulla e non possono proteggervi�. Perché è contraffattore non solo chi commercializza un prodotto che confligge con un brevetto, ma anche chi usa quel prodotto. Paura, incertezza, dubbio sono esattamente il prezzo che l'introduzione senza freni dei brevetti software faranno pagare al software libero.
Conclusioni
Un sistema nato per garantire l'innovazione diventa uno strumento per reprimere l'innovazione. La perversione di questo risultato dovrebbe essere evidente. L'esempio illuminante di chi ci ha preceduti dovrebbe far considerare meglio la cosa. La proliferazione dei “diritti di proprietà intellettuale� solleva molte critiche. L'impegno di rivedere i diritti “sui generis� sulle banche dati non è mai stato rispettato, a fronte di un evidente fallimento del sistema introdotto con la relativa direttiva. Le piccole e medie industrie europee compatte si sono dette contro. Il coro (quasi) unanime è stato di critica. Ma c'era tutta questa urgenza, senza uno straccio di evidenza concreta (anzi il contrario) dell'utilità di innovare il sistema?
Contro gli organismi geneticamente modificati non esiste prova di dannosità , ma questi sono sostanzialmente vietati per il principio di prudenza. Ma allora come lo chiamiamo il principio per cui si introducono a forza brevetti geneticamente modificati: principio di imprudenza?
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